Il XX anniversario: dai ricami all'informatica avanzata

Coniugare Cultura e Lavoro, questa l’idea ispiratrice fondante la Scuola di Alta formazione e di ricerca nata nel 1986 in seno al C.eL.I.P.S., virgulto nuovo germogliato sul vivo tronco della benemerita istituzione scolastica “G. Borea-Angeli” che per un secolo ha favorito la promozione umana, l’educazione e la cultura di intere generazioni nella città di Bari.

Vent’anni fa occorreva fare una scelta alternativa e di continuità rispetto alle nuove realtà del tempo presente, alle sfide che esso poneva e pone, scelta coerente fu fatta, per di più quasi obbligata se percorriamo a ritroso il cammino di un secolo, come a sgomitolare il filo della storia da oggi al 1893, anno in cui arrivò a Bari la prima comunità delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, chiamate, oggi, Adoratrici del Sangue di Cristo, con più comprensiva denominazione post-conciliare.

Arrivarono e presero dimora nel Borgo antico, presso la chiesetta di S. Pietro, fine secolo, da poco fatta l’Unità d’Italia e il Sud a cominciare la sua battaglia ancora incompiuta: la città cambia volto ed è fermento attivo in molti campi, tra questi l’alfabetizzazione in genere e la promozione della donna. Le suore Adoratrici sono chiamate per collaborare e promuovere la persona in questi ambiti.

Si dà inizio con la Scuola Professionale “S. Nicola”, essa accoglie ragazze e giovani della città vecchia, soprattutto povere, alle quali nessuno rivolge attenzione, per istruirle, educarle e prepararle al lavoro: fini capi di corredo, capi di biancheria, manufatti di arredo e decorazione ispirate alle migliori scuole fiorentine e insieme il saper ricevere, il saper porsi in relazione, le buone maniere, la saggia conduzione familiare e l’etica del lavoro con i suoi diritti e doveri.

Dopo pochi anni non sono più sufficienti i locali, dal borgo si trasloca in Corso Cavour, palazzo De Leonardis, per approdare, nel 1927, a Piazza Garibaldi 18, sede definitiva con denominazione Istituto “G. Borea-Angeli“.

La promozione della donna, in ogni sua età e condizione, è l’idea carismatica della Congregazione delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo, fondata nel 1834 da Santa Maria De Mattias, ed è proprio ciò che faranno le Suore al “Borea-Angeli” ed è quanto continuano a fare, oggi, attraverso il Celips, nei settori della promozione umana, la formazione e la qualifica professionale, legati allo sviluppo tecnico-professionale in ambito turistico, linguistico, giuridico, della comunicazione e delle pubbliche relazioni, della cooperazione sociale e internazionale.

L’Istituto “G. Borea-Angeli ” continua la sua avventura come presenza culturale aperta a genti di ogni lingua, popolo e nazione, infatti, persone giovani e meno giovani, di tre continenti, trovano accoglienza e disponibilità, con aiuto di volontari, per imparare la lingua italiana. Esse arrivano con comprensibile titubanza per poi sentirsi a proprio agio dimostrando gratitudine con volto sorridente.

Si aprono gli spazi dell’anima al reciproco rispetto, alla serena amicizia e si spianano le strade della integrazione sociale che si attua, prioritariamente, attraverso la conoscenza linguistica del paese ospitante.

Se l’opera è di Dio, fiorirà.

Questa fiducia operosa sostenne Santa Maria De Mattias nell’ ‘800, questa stessa fiducia ugualmente attiva e operosa accompagna, oggi, suore e collaboratori, all’inizio del terzo millennio, in terra di Bari. Pertanto, ricordare il XX Anniversario del C.eL.I.P.S., altro non è che sentire gratitudine per il cammino fatto e nutrire speranze per il futuro, con la consapevolezza di chi sa che, operare a favore dei giovani e degli immigrati è come gettare semi per un futuro umano e sociale, nazionale e mondiale, certamente migliore. E’, come diceva don Tonino Bello,

lavorare per preparare il ‘tavolo della convivialità tra i popoli’ per un mondo futuro di pace e fratellanza universale.

Giovina Petracca asc

Per i dettagli storici brevemente riferiti, cf: A. Taranto e N. Spezzati, “Memoria come speranza”, Editrice Pugliese – Bari 1987.

Le testimonianze in occasione del XX anniversario del Celips

Prof. Antonio Mininno

La vita di ognuno di noi non è altro che la sommatoria delle diverse esperienze che ne hanno caratterizzato le diverse fasi. Per me, tra quelle positive, è certamente da annoverare il periodo trascorso presso il Celips come docente di Geografia del Turismo. La gran parte dei corsi erano post-diploma, ma ve ne erano alcuni post-laurea, tutti comunque impostati per far acquisire un’alta professionalità ai giovani partecipanti, cui hanno contribuito numerosi altri colleghi di altre facoltà dell’Università degli Studi di Bari.

Molto di quei giovani, grazie anche alla formazione acquisita presso le accoglienti strutture del Celips, si sono prepotentemente inseriti in alcuni settori del turismo, molti altri, grazie ad essa, hanno comunque trovato ottimi sbocchi lavorativi.

Prof. Michele Bottalico

La mia testimonianza sarà di carattere nostalgico, poiché ho insegnato a lungo presso il CeLIPS nei primi anni della sua attivazione, ma ho dovuto sospendere il mio servizio quando dall’Università degli Studi di Bari mi sono trasferito presso quella di Salerno, dove continuo ad insegnare Lingue e Letterature Anglo-Americane. A suo tempo, la decisione fu presa con rammarico. Insegnare al Celips, in un rapporto diretto con piccoli gruppi di studenti altamente motivati, risultava più gratificante in quanto spesso la docenza universitaria crea una separazione con gli studenti, ed un dialogo personale e continuativo risultava possibile soltanto con quegli studenti seguiti durante la stesura della tesi di laurea. In questa sede, invece, l’insegnamento ha una peculiarità pratica, prima ancora che teorica, poiché è finalizzato all’avvio immediato alle diverse professioni ed all’inserimento nell’ambito lavorativo. Il che implica, di necessità, una particolare attenzione verso le inclinazioni individuali nel tentativo di favorirne lo sviluppo e accrescerne le potenzialità.

Insegnare Cultura dei Paesi di Lingua Inglese – affiancato da un/a collega di lingua madre che si prendeva cura del perfezionamento delle conoscenze linguistiche – significava aiutare gli studenti a comprenderne insieme l’alterità, il diverso da noi, i costumi, le istituzioni, i comportamenti di popoli differenti e le motivazioni storiche e culturali di tali diversità. Superando le barriere geografiche, il tentativo era quello di capire il senso di una cultura globale ormai dilagante che tuttavia non dovrebbe mai trascurare le specificità regionali. Era quello, in breve, di educare il rispetto dell’identità individuale e di gruppo, pur senza ignorare l’ineludibile fenomeno della globalizzazione. Per usare un’espressione ormai diffusa nelle scienze umane e sociali, ci si poneva il compito di comprendere una realtà “glocale” in cui si coniugano il dato locale e quello globale. Se siamo riusciti in questo intento non spetta a me dirlo, bensì ai miei studenti.

Nei corsi di formazione per le attività turistiche – in cui per lo più si è svolto il mio insegnamento – s’imponeva una simile finalità degli studi, poiché il turismo di fatto presuppone uno stretto rapporto con l’altro da sé sia che si debba organizzare un viaggio per incontrare altre civiltà, sia che ci si proponga di far conoscere la propria civiltà nelle vesti di guida, accompagnatore, o altro. Per “spiegare” la propria cultura in termini corretti e comprendibili, per farla apprezzare nella sua specificità, l’operatore turistico ha bisogno di conoscere a fondo la cultura del destinatario a cui è rivolta l’informazione. Di tali conoscenze egli ha bisogno anche se gestisce un albergo, un ristorante, o qualsiasi luogo di socializzazione. Va da sé che la conoscenza delle culture straniere è indispensabile, infine, quando si abbia il compito di indirizzare un cliente verso un Paese oppure l’altro.

L’interazione con le culture di alcuni Paesi anglofoni si è affrontata in uno scambio reciproco di esperienze e di punti di vista. Né sono mancate le esercitazioni pratiche di altro tipo, per esempio realizzate attraverso l’elaborazione di itinerari turistici, oppure lo studio della terminologia utile a spiegare alcuni monumenti di rilievo. Durante le visite a tali monumenti, a turno gli studenti ne hanno illustrato in inglese le caratteristiche, simulando una visita guidata.

Il clima di familiarità del Celips, pur sempre nel rispetto della correttezza come pure del rigore scientifico, è quello ideale per lo svolgimento di un lavoro sereno. Ricordo con nostalgia la costruttiva collaborazione con Suor Angela, a cui mi lega un rapporto di profonda amicizia, e la cordialità di Suor Maria e di Suor Giovina, ma potrei citarne molte altre ancora. E come dimenticare l’intelligente operatività di Suor Nicla? Insieme ai miei studenti, che talvolta mi telefonano per confrontarsi su alcune questioni, oppure incontro all’aeroporto o in qualche agenzia turistica mentre svolgono il loro lavoro, spesso torniamo scherzosamente con il ricordo a qualche vivace dissenso tra di noi, a convinzioni individuali mai abbandonate, ma pure all’atmosfera gioiosa dei piccoli ricevimenti organizzati in occasione del Natale o della Pasqua nella saletta del CeLIPS.

Ing. Roberto De Petro

Porto volentieri questa testimonianza, perché legato all’istituzione da sentimenti di stima e gratitudine per l’opera che le suore continuano a svolgere con l’entusiasmo di sempre. Ho collaborato sin dall’inizio col Celips, da quando Suor Nicla Spezzati, allora segretaria provinciale, mi convocò una sera del gennaio 1986 per comunicazioni urgenti, a Carbonara presso l’Istituto De Mattias.

Non conoscevo le motivazioni d questa “convocazione urgente” e tanto più rimasi stupito quando mi informò della decisione presa dalla Religiosa Provincia di Bari delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo di iniziare, presso l’Istituto Borea, corsi post diploma nel segno di una tradizione quasi centenaria, legata alla presenza delle suore in Bari e segnatamente presso l’Istituto Borea.

Il mio stupore derivava dal fatto che, sebbene la Congregazione avesse già da tempo avviato un serio e difficile dibattito interno circa la “vision” e la “mission” della Congregazione stessa in ambito scolastico, scegliesse in quel momento una strada difficile e irta di ostacoli, quella della formazione di giovani in attesa di occupazione, insomma un percorso accidentato e per di più nuovo per la mentalità dell’ente religioso abituato a gestire attività educative, secondo l’itinerario suggerito dal Ministero del Lavoro e della Comunità europea.

Quella stessa sera assunsi con Suor Nicla due impegni:

  1. quello del “lancio” promozionale e pubblicitario del nuovo ente (che si sarebbe chiamato Celips)
  2. quello di offrire un contributo dal punto di vista didattico e formativo.

Mi sono così trovato dentro, al centro dell’organizzazione, pronto a vivere l’avventura della formazione professionale avviata dalle Suore ASC e tutto è andato per il meglio, come fu e auspicato e programmato, grazie anche alla collaborazione di altri pionieri che credettero fortemente in questa nuova attività.

Promozione umana, formazione e qualificazione professionale questi, in sintesi sono stati e sono gli obiettivi del Celips legati allo sviluppo e conferimento delle competenze tecnico – professionale dei giovani operanti in numerosi settori come quello turistico, linguistico, giuridico, ma anche quello dei beni culturali, della comunicazione e delle pubbliche relazioni, della cooperazione sociale e internazionale e di tanti altri ancora.

A distanza di vent’anni cosa dire. E’ d’obbligo rivolgere un vivo ringraziamento a tutti quelli che hanno offerto la loro professionalità a favore dei giovani.

Alle suore tutte un vivo apprezzamento per la gestione accorta, prudente delle attività che hanno animato il Celips.

A suor Nicla Spezzati che ha avuto la formidabile intuizione, forse inizialmente non recepita appieno delle sue consorelle ma adesso completamente condivisa, un personale ringraziamento per avermi “coinvolto”.

Posso affermare, per concludere, che ho vissuto dall’inizio una meravigliosa “avventura”, insieme ad altri amici “fondatori”, e in questa celebrazione del ventennale non mi rimane che confermare il mio apprezzamento per il Celips e dichiarare che le mia è stata un’esperienza molto interessante e arricchente.

Mi auguro che il Celips possa continuare a operare realizzando obiettivi condivisi ed affermarsi sempre più fra i giovani, bisognosi di recupero e promozione non solo umana, anche professionale.